27 dicembre 2007

Elementari distinguo, crudeli ingiustizie.

Essendo diabetico di tipo I, mi trovo in difficoltà per l'insufficiente numero di strisce reattive atte alla misurazione della glicemia che l'Asl fornisce. Le strisce sono fondamentali per chi ha una patologia come la mia, al fine di tenere sotto controllo la glicemia, limitando le complicanze a lungo termine. Io sono alto 1,81 e peso 66 kg, sono scrupolosissimo nella dieta e nell'attività fisica quotidiana: il mio diabete non dipende dal mio stile di vita e dalla mia cattiva volontà nel migliorarlo, non dipende dai vizi della pigrizia e della gola, ma dalla sfortuna. Se per ragioni di risparmio il sistema sanitario nazionale vuole ridurre le strisce gratuite, inizi a farlo con gli obesi sedentari, che se la sono andata a cercare la loro malattia, la quale peraltro dipende ancora dalla loro buona volontà alleviare, diminuendo la massa corporea. E' assurdo che venga data un striscia ogni due giorni ad un diabetico di II tipo non insulinodipendente che non potrà mai avere crisi ipoglicemiche, e solo tre strisce al giorno ad un diabetico di primo tipo come me. Questo fare di tutte le erbe un fascio, non distinguendo sul piano terapeutico in maniera adeguata i diabetici di I tipo (che sono meno del 10%) da quelli di II tipo (che sono più del 90%) mi pare una tragica beffa, e la comunità dei diabetologi ha le sue gravi responsabilità al riguardo: dovrebbero provare loro, sulla loro pelle, la differenza tra l'una e l'altra condizione; forse allora farebbero sentire la loro autorevole chiara parola. Che ne pensave, compagni di sventura? Cerco amici che la pensino come me per unirmi ad essi nella civile protesta.

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